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Dopo aver passato settimane a scandagliare le liste dei trend 2018 per i social media, in Fishouse abbiamo fatto una selezione dei temi di web marketing più interessanti dei prossimi mesi.

 Ecco di cosa parleremo:

  1. mobile user experience,
  2. raccontare meno, raccontare meglio (ne avevamo già parlato), {link all’articolo ‘Le web agency..’)
  3. Stories su Instragram,
  4. influencers e comunità di riferimento,
  5. advertising e campagne nel 2018,
  6. social media e video,
  7. Houseparty e live video,
  8. BOT e profili fake,
  9. community manager,
  10. robotica e intelligenze artificiali.

&Egrave, una lista lunga. Se avete quindici di minuti da spendere bene, altrimenti Reading List.

  1. Il 2018 sarà l’anno della mobile user experience 

Apple promette una rivoluzione coi nuovi iPhone 8 e iPhone X, sopratutto nel mobile gaming e quindi sui social mediaInstagram e Snapchat si stanno muovendo per offrire un supporto sulla loro piattaforma, Facebook ormai ci lavora da un pezzo con Spaces. La cosa interessante, è che nonostante questi sforzi di fidelizzazione, gli utenti si muovono fra i social sempre più come nomadi.

2) Bisognerà sapersi raccontare a prescindere dal canale:

Per farlo occorrerà pianificare la comunicazione partendo dalle persone cui interessa ciò che facciamo, ascoltandole in primis, attivandosi poi nei social media e sulle piattaforme in cui avviene la discussione intorno tematiche intorno cui si possa sviluppare un’interazione di qualità. Lo spiega bene Kayvan Salmanpour di iCrossing. Ma torniamo a parlare di Instagram, più precisamente di Stories.

3) Stories su Instagram: il broadcasting alla portata di tutti

Le Stories sono il risultato della celebre funzionalità sviluppata da Snapchat che Instagram ha copiato con successo, i contenuti caricati — video, foto, GIF con opzioni di editing sempre più sofisticate — restano online 24 ore, dando la possibilità agli utenti di condividere una selezione di contenuti che vanno a costituire una storia.In questo senso va notato che le Stories possono essere utilizzate come un canale broadcast di contenuti— per capirlo basta uno sguardo al profilo di Netflix, che fa scuola pure nello sfruttare la notorietà degli attori di serie come Stranger Things fra il pubblico.

4) Influencer e community di riferimento

Innanzitutto, prima di contattare un blogger o un influencer, va svolta un’analisi della comunità cui ci si rivolge, si individuano poi delle figure autorevoli, verso cui gli utenti nutrono simpatia e fiducia, dopodiché si procede a contattarli per definire il contenuto che dovranno produrre, che può essere un blog post, un’intervista o qualcosa di più creativo, come la partecipazione ad un live-cooking in diretta su Instagram ad esempio, se siete proprietari di un ristorante. Creano un’ottimo engagement, sopratutto in termini di discussione, ma costano molto e se sfruttati eccessivamente portano risultati controproducenti, un pò come l’advertising e le campagne sui social media.

5) Campagne & advertising nel 2018

Costeranno sempre di più e pagheranno lo scandalo delle elezioni americane in termini di fiducia  (problema che c’è da un po’ e si sta aggravando), ma resterà il modo più semplice per ottenere visibilità sui social media, Facebook in testa. Questo significa che per convincere gli utenti ormai smaliziati — soprattutto il pubblico giovane, cui il termine sponsorizzato richiama un senso di poca trasparenza, per usare un eufemismo —, si dovranno sfruttare campagne ed advertising in combinazione con contenuti di qualità per migliorarne la visibilità. E per contenuti di qualità s’intendono i video.

6) Social media e video.

Con buona pace di Youtube, le maggiori piattaforme di social network — Facebook su tutti, già dai primi mesi del 2017 stanno privilegiando i contenuti multimediali di alta qualità e in particolare i live video, ovvero le dirette, tendenza questa confermata dal grande interesse dimostrato verso Houseparty.

7) Cos’è Houseparty.

Il nuovo must quando si parla di live video ed engagement innovativo, è una app che permette di chiamare in live video fino a 8 amici simultaneamente, il futuro delle videochiamate fra gli under 18 e più in generale del mondo social dei prossimi anni, Houseparty sta crescendo in fretta, ma Facebook sembra sulla buona strada per appropriarsi dell’idea, non bisogna dimenticare poi che su Instagram e Twitter con Periscope esistono i live video da alcuni anni, che hanno ottenuto però successi opachi e altalenanti. Se invece parliamo di BOT, un altro dei temi di dibattito roventi dopo le elezioni americane più contestate di sempre, i giganti della Silicon Valley si nascondono dietro un’omertà che fa il gioco del mercato: finché c’è domanda c’è offerta.

8) BOT e software di programmazione

Prima offerti come servizio dalle stesse piattaforme di social media incorporati in software di programmazione—Instagress su tutti, sono ora bannati con regolarità, senza per questo scoraggiare chi si adopera per fornire uno strumento tanto utile quanto controverso. I BOT infatti possono commentare, mettere like, condividere e seguire come utenti reali. Insieme ai profili fake, che rappresentano oggi l’11% dei profili Facebook (270 milioni di utenti inesistenti), sono fenomeni che stanno facendo abbassare la qualità delle relazioni sui social media e la credibilità delle informazioni che vi troviamo. Una soluzione di compromesso, seppur più costosa, è rappresentata dal community manager.

9) Chi è il community manager e cosa fa

&Egrave, una figura che si occupa di coltivare le relazioni di un profilo o una pagina con la comunità cui si rivolge. Il suo ruolo può rivelarsi essenziale, sia per gestire una social media crysis alla Star Wars Battlefront, con centinaia di migliaia di utenti infuriati a causa delle microtransazioni imposte per sbloccare personaggi giocabili e gadget, sia per ottenere un engagement di qualità con la community di riferimento di un marchio, come in questi casi, ecco che allora affidandosi ad un community manager, il BOT può fungere da valido aiutante, costantemente supervisionato.

Il tema qui sconfina nella più ampia discussione intorno la robotica, vista oggi come una minaccia al lavoro di milioni di persone insieme alle intelligenze artificiali. I BOT infatti non sono che algoritmi programmati per imparare le azioni ripetitive che svolgiamo ogni giorno, e qui sta il punto: sono uno strumento che va usato per trovare il tempo di fare cose nuove, non per tagliare i costi del personale.

Se trovate interessanti questi temi per il vostro business, scriveteci o venite a trovarci.

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